Per anni sarebbe stato impensabile per me vederla, se non al termine di una serata allegra tra amici, un po’ frastornata e magari ancora con la musica assordante che abitava le orecchie. Se ripenso ad alcuni anni della mia vita mi viene in mente la nebbia. Era come se procedessi in maniera automatica attraverso questa coltre grigia eseguendo una serie di azioni preimpostate: mi alzavo stanca, mangiavo, studiavo o lavoravo, vegetavo sul divano annoiata da tutto, passavo ore sui social o al computer per “riempire” e non pensare, andavo a dormire ad orari improponibili e via così. Ricordo che in quel periodo dicevo sempre che il tempo non passava mai e le giornate erano tutte uguali. Era un loop infinito di monotonia, grigiore e noia, nel quale io ero biologicamente viva, ma non c’ero davvero. Non avevo stimoli, procedevo per inerzia.
Siamo spesso portati a pensare che quando nelle nostre vite si affaccia un cambiamento importante questo sia associabile ad una rottura, una chiusura, una perdita del vecchio equilibrio e a conferirgli un’ accezione negativa. E invece, come dice un saggio detto inglese, “Sometimes when things are falling apart they’re really falling into place”.
Così è stato.
La mia vita si è rovesciata e, per fortuna, questo è bastato per non ripetere i soliti schemi ma svegliarmi da quel torpore. Ho iniziato a prendermi cura di me. Andavo a dormire non più a notte fonda, riposavo un giusto numero di ore, mi svegliavo presto e andavo a camminare. Vedevo l’alba, la città che si svegliava, la natura non disturbata dal caos cittadino. Ho cominciato a nutrirmi in maniera appropriata, non per rispondere a canoni estetici, ma per fornire al mio organismo ciò di cui aveva bisogno per mantenersi in salute e funzionare al meglio. Ho ricominciato a muovermi, a leggere, ad essere curiosa. Ho iniziato a prestare attenzione all’energia delle persone che mi circondavano, perchè sapevo che avrebbe impattato sulla mia. In quel periodo, quando non sapevo cosa fare, avevo smesso di accendere uno schermo: allacciavo i lacci delle mie Nike e uscivo.
È stato così che sono tornata viva. Viva davvero. Per molti vivere è sopravvivere, ma io da quel torpore mi sono svegliata.
Questa mattina ho aperto gli occhi alle 6.03. Nessuna sveglia, semplicemente il mio corpo che riprendeva coscienza. Avrei potuto pensare “Ma è presto, che scocciatura, sono in vacanza”, invece mi sono alzata e ho aperto la grande portafinestra della casa al mare. Fuori il giardino con l’erba appena tagliata, i merli che saltellavano qui e lì e l’aria pungente del mattino in riva al mare.
Non avevo mai fatto caso che il sole, a quest’ora, si posasse dritto sul divano. Ho preparato il caffè e mentre il suo aroma si sprigionava per casa mi sono sentita fortunata. Allineata. In pace. Mi sono seduta alla luce calda dell’alba, con il mio caffè in mano, sentivo il rumore delle onde, ma soprattutto mi sentivo viva (e felice).
Mi è venuto in mente un passaggio di una seduta di terapia di qualche giorno fa. Parlavo con la mia terapeuta e le dicevo “guidavo verso casa e davanti a me c’era questo tramonto bellissimo, il cielo era di tutti i colori del rosa e del rosso e mi sono commossa”. Lei ha sorriso, con tenerezza. Mi è rimasta impressa questa sua reazione spontanea, scappata al rigore del setting. E poi mi ha fatto riflettere su quanto, in questo mio momento di vita così delicato, gli attacchi di panico di cui sto soffrendo forse hanno un senso nella misura in cui ho perso quel ritmo vitale e ho cominciato a sentire la paura di essere inghiottita nuovamente dal grigiore. Il nostro corpo ha memoria dei vecchi veleni che l’hanno intossicato, ricorda le trappole, manda segnali per portarci al sicuro.
Ma stamattina no. Stamattina mi sono ricordata di quanto è bello vedere l’alba, accarezzare il gatto che gironzola nel giardino di casa (che aspetta che gli apra la solita scatoletta di tonno), scrivere (come sto facendo ora), potermi tuffare tra le onde e pure stare immobile a guardare il cielo. Questa volta però non è un’immobilità anestetizzata:è presente, è cosciente, è piena di significato. È la capacità di gioire delle cose semplici, di nutrire la propria mente di pensieri positivi, di non farsi inghiottire.
Scrivendo queste ultime righe ho avuto un flash: mi è tornata in mente quella vecchina russa, che sembrava una strega con gli occhi di ghiaccio, che sul treno da Brighton Beach per Manhattan aveva detto fissandomi: “You’re healed, I can see your light. Protect your light, protect your energy”. Erano state un fiume di parole a seguire, in un lampo. Era cambiata persino la temperatura attorno a noi, è stata una delle esperienze più surreali della mia vita. Uno di quegli incontri che ti rimangono impressi, che senti che hanno qualcosa di diverso, misterioso, magico. Ne avevo scritto qui su Chic Note, credo, ma non trovo più il post.
E quindi questa mattina sono qui, seduta a scrivere sorseggiando il caffè alla luce del sole e dentro di me, rievocando le sue parole, ho proprio pensato: “I will”.

